BENVENUTƏ
FAMUSaNPAOLO
op 1.1

Ci vediamo qui
di Vera Attesa
Torino, 2004. L’opera prende il nome da un semplice cartello appeso al muro, che recita “punto di ritrovo”. L’autore ha voluto evidenziare l’ironia nascosta dietro un gesto così banale, trasformandolo in un simbolo di comunità e incontro.
Curiosamente, il cartello si trova sulla parete esterna di Binaria, uno spazio noto per essere luogo di aggregazione e scambio culturale.
Una piccola installazione che, con leggerezza, racconta la forza dei luoghi e dei momenti condivisi.
> materiali: stampa laser a colori su lamina cataringrangente, cemento, intonaco
op 1.2

Paesaggio Marittimo
di Octo Spray
Un’enorme piovra emerge al centro di un paesaggio marino immaginario, in un murales che fonde natura e città. Tentacoli sinuosi si intrecciano tra coralli, relitti e frammenti di tecnologia sommersa, evocando un mondo in cui il confine tra biologico e artificiale si fa liquido. Paesaggio Marittimo è una visione onirica e potente, che racconta la coesistenza – a tratti armonica, a tratti inquietante – tra ambiente naturale e trasformazione urbana. Un’opera che invita a immergersi, letteralmente, nelle profondità delle nostre contraddizioni.
> materiali: intonaco su cemento e mattoni forati, grate in ferro, vernice da bombolette spray, acrilico su muro, arbusti di lauroceraso
op 1.3

Bow Window senza Window
di Tony Stark (Stark Industries)
1994,. Un tempo elegante elemento architettonico, oggi Bow Window senza Widow si presenta come una nicchia cieca, priva di vetri, pronta a tutto. Progettata da Tony Stark durante una fase di spending review supereroistica, l’opera incarna l’equilibrio tra estetica urbana e strategia difensiva.
Pensata come via di fuga in caso di attacco alieno, robotico o burocratico, la finestra murata è un monito: “I fondi non sono infiniti, ma la creatività sì.” La struttura, pur non avendo più una vista sul mondo, invita alla riflessione: è davvero una finestra se non guarda nulla, o è solo un varco in attesa del momento giusto per aprirsi?
> materiali: Vibranio temperato™
op 1.4

Non necessita posizioni
di I giovani del quartiere
2023, in un angolo di via Caraglio, un muro si fa manifesto. Non necessita posizioni è un’opera collettiva e spontanea, nata dal bisogno di esprimere identità, memoria e dissenso. Il messaggio “San Paolo Antifascista”, scritto in rosso acceso, si accompagna a un cuore giallo e alla parola “Daje”, in un gesto che fonde politica e affetto, resistenza e quotidianità.
Un’esplosione di vernice che non chiede permesso, ma prende spazio: lo spazio pubblico come luogo vivo di confronto, dichiarazione e appartenenza. Un’opera effimera ma potente, che parla il linguaggio diretto della strada.
> materiali: vernice spray su intonaco urbano
op 1.5

Mistico
di Giovanni Muciaccia
2020. Un giardino di piante mistiche ed esotiche nate dalla noia creativa dei tempi di pandemia. Giovanni, con l’aiuto della gattara del piano terra – che non ha mai avuto il pollice verde – ha dato vita a queste forme immaginarie. Le piante, dai nomi ignoti, sono un invito aperto alla fantasia, sospese tra realtà e sogno, tra natura vera e artificio creativo.
> materiali: stampa laser a colori lucida su pannelli in forex e materiali compostabili
op 1.6

Le pubblicità sono i graffiti dei ricchi
di Ama Zion
Realizzata con uno stencil sul bordo di un vaso urbano in cemento, quest’opera di street art afferma con tagliente ironia: “Le pubblicità sono i graffiti dei ricchi”.
La frase, sintetica e provocatoria, ribalta la narrazione comune che criminalizza l’arte di strada e al contempo normalizza l’invasione pubblicitaria nello spazio pubblico. L’opera sottolinea il doppio standard che regola ciò che è considerato “legittimo” e ciò che viene etichettato come vandalismo, rivelando come il denaro possa rendere accettabile ciò che, senza di esso, sarebbe punito.
Un gesto anonimo ma eloquente, che solleva domande scomode su potere, estetica urbana e libertà di espressione.
> materiali: vernice spray a stencil su corten
op 1.7

Il volto del quartiere
di Sara Cinesca
Un volto emerge tra le trame del cemento, enigmatico e universale. Il volto del quartiere è un murales che non ritrae qualcuno in particolare, ma racchiude in sé l’identità collettiva di chi abita queste strade. Il tratto sicuro ma anonimo dell’artista lascia spazio all’immaginazione: chiunque può riconoscersi in quei lineamenti.
L’opera è al tempo stesso ritratto e specchio, simbolo di comunità e affermazione di presenza. Come spesso accade nei graffiti, qui l’arte urbana diventa dichiarazione d’identità, valorizzazione del luogo e atto di cura spontaneo per lo spazio condiviso.
> materiali: vernice spray su lastre di alluminio
op 1.8

Pilastro di Verità
di ZSP
Pilastro di Verità è una scritta tracciata con gesto rapido e rabbioso su una colonna portante di un porticato urbano. Le parole “fanculo i fasci”, vergate in pennarello, assumono il valore di un’esclamazione spontanea, ruvida e diretta, che condensa una posizione politica netta e viscerale.
Collocata su un pilastro, elemento architettonico simbolicamente legato al sostegno, l’opera sembra voler ancorare al suolo la memoria delle tensioni sociali e della resistenza quotidiana. È un frammento di dissenso, un segno effimero ma carico di storia, che richiama le tante voci che nel quartiere hanno rifiutato l’omologazione e l’oppressione.
Come accade spesso nei linguaggi della strada, il graffio diventa testimonianza, e il muro si fa pagina di una narrazione collettiva ancora in corso.
> materiali: pennarello indelebile, cemento, muffa
op 1.9

Lancia Palace
di Giotto Tag
L’autore Giotto Tag, che unisce il Rinascimento alla street art urbana, realizza una nuova opera per Palazzo Lancia e si impone con la forza semplice del colore: un arancione acceso, solare e diretto, contornato da un azzurro fresco che ne esalta i margini come un’aura elettrica.
Non conosciamo il messaggio esatto della scritta – forse solo un nome di battesimo gridato al cemento – ma il contrasto cromatico rende l’opera visibile, vibrante, quasi in movimento. Un intervento spontaneo che, più che chiedere il permesso, lascia un segno: in equilibrio tra atto creativo e affermazione di presenza, come a dire “io c’ero e con stile”.
> materiali: vernice spray arancione, azzurra, nera e bianca su muro urbano grigio, erba tra autobloccanti in porfido
op 1.10

Pensieri Inquinanti
di Il Vecchio e il Mare
In Pensieri Inquinanti, il mare diventa specchio della mente. Un pescatore siede tranquillo sugli scogli, ma sotto la superficie – invece di pesci – galleggiano scarpe, bottiglie, rifiuti… e soprattutto parole. Frasi scritte da persone comuni, pensieri intrusivi che affiorano come detriti in acque agitate.
Il murales racconta con ironia e malinconia quanto spesso la nostra testa si riempia di “spazzatura emotiva” difficile da filtrare: ansie, giudizi, commenti inutili, notifiche, paragoni, scadenze. L’opera ci invita a osservare quel fondale torbido e chiederci: cosa stiamo pescando ogni giorno dalla nostra mente? Un’esplorazione urbana tra il visibile e l’invisibile, tra rifiuti reali e pensieri tossici, dove l’arte di strada si fa terapia collettiva.
> materiali: bombolette spray su muro urbano
op 1.11

Kintsugi Urbano
di Stucco Bene
Ispirata all’antica arte giapponese del Kintsugi – la tecnica di riparare ceramiche rotte evidenziandone le crepe con l’oro – l’artista Stucco bene, specializzato in rattoppi emotivi, trasforma il degrado architettonico in gesto poetico.
Le parti sgretolate di balconi storici vengono evidenziate con vernice azzurra, come a voler dire che le ferite del tempo non vanno nascoste, ma accolte e valorizzate. Le crepe diventano ornamenti, i danni decorazioni, e l’imperfezione diventa cifra estetica.
In un gesto di cura e reinterpretazione, l’opera restituisce dignità e bellezza a ciò che spesso è considerato segno di abbandono, invitando a guardare la città con occhi nuovi: dove c’è una crepa, può nascere un racconto.
> materiali: calce, cemento armato, vernice azzurra, cartone
op 1.12

L’alba e il tramonto
di Guerrilla Gardening
Due scatti, due momenti, una sola facciata. “L’alba e il tramonto” racconta il ciclo di una giornata attraverso la metamorfosi silenziosa dei fiori in un’aiuola cittadina. Nella prima immagine, il giallo acceso dei fiori richiama la vitalità e la promessa del giorno che nasce. Nella seconda, gli stessi fiori appassiti diventano metafora del tempo che passa e si ritira. Il palazzo, immobile spettatore, diventa tela neutra su cui il tempo dipinge la sua presenza, tra luce e ombra, inizio e fine.
Un’opera semplice e profonda che invita ad osservare la poesia nascosta nei piccoli cambiamenti quotidiani.
> materiali: laterizio – mattoni cotti pieni, facciata urbana, aiuole fiorite di giallo
op 1.13

Steam Punk
di Gig Robot
Sulla vetrina di un pub in via Monginevro, prende vita un mondo parallelo fatto di ingranaggi, vapori e battaglie epiche tra dirigibili e creature meccaniche. Il disegno, in pieno stile steampunk, reinterpreta un universo dove ogni forma di energia e propulsione è legata al vapore, omaggiando l’estetica industriale vittoriana con un tocco di accogliente confusione.
Un piccolo affresco urbano che trasforma il vetro in portale, dove la fantasia incontra l’artigianalità e l’arte da bar si fa rivoluzione quotidiana.
> materiali: ferro, vetro, uniposca
op 1.14

Rispetto
a cura della famiglia di Umberto
Quest’opera pone al centro la lapide del piccolo Umberto, simbolo tangibile di memoria e affetto. Intorno a essa si apre uno spazio di libertà rappresentato dal prato verde, dagli alberi e dalle panchine, elementi che suggeriscono vita, tempo e riflessione.
La composizione invita a meditare sul legame tra vita e morte, sulla libertà intesa come accettazione e comprensione di ciò che ci circonda. La recinzione inclusa nel campo visivo aggiunge un’intensa sensazione di reclusione, quasi a simboleggiare un destino immutabile che imprigiona parzialmente l’essere umano.
Un’opera che parla di dolore, memoria e al contempo di speranza, lasciando spazio a una riflessione profonda sulla condizione umana.
> materiali: pietra, lapide, prato, margherite, ringhiera, alberi e panchine
op 1.15

Bello ma morto
di Sconosciuto (ma forse anche un po’ rassegnato)
Quest’opera urbana ci accoglie con tutta l’energia di un lunedì mattina: ordinata, pettinata, pulita… e completamente priva di segni vitali. Bello ma morto è il manifesto silenzioso di un’estetica da catalogo immobiliare: tutto al posto giusto, ma con l’anima in ferie.
Tra ciuffi d’erba timidamente cresciuti e alberi più depressi di un cactus in Lapponia, questo angolo di città sussurra: “Aiuto, fammi diventare un parco giochi, un palco, una pista da ballo… qualcosa!”. Un’opera che invita a sognare una riqualificazione, ma nel frattempo ti guarda e ti dice: “Oh, almeno sono fotogenico.”
> materiali: cemento, erba (quella finta che sembra vera), alberi verdi e… alberi che non ce l’hanno fatta
op 1.16

Roma Torinese
di Spirito del pronipote di Cesare
Opera volutamente incompiuta, “Roma Torinese” lascia spazio all’immaginazione per completare ciò che non è mai stato realizzato: sculture romane, greche, o forse del tutto mai esistite. Questo luogo diventa un simbolo del non compiuto, dove la finzione si intreccia con la realtà ancora da costruire, sempre in stato di manutenzione. Nato come museo-installazione, lo spazio ricorda tutto ciò che è stato lasciato indietro, invitando a riflettere sul passato, presente e futuro mai ultimati.
> materiali: pala e sudore
FAMUSANPAOLO
un nuovo museo a Torino
A CURA DI
Curatela e coordinamento
Giulia Cerrato
Andrea Ciommiento
Co-creazione tour virtuale
Ginevra Amicolè Diop
Aurora Palomba
Amin Ouzren
Alice Calvino
Cecilia Paola Gian
Sophie Andrea Bronzi
Vittoria Zanino
Pietro Bechis
Ruben Serpagli
Giorgia Rosso
Stefano Pignocco
Laura Boston
Giorgia Perrone
Viviana Cisero
Musa Anna Gift
Dorra Bouzayen
Sofia Pitzus
Lara Gorgoglione
Marcello Azzolini
Sofia Grillo
con
Francesca Micheli
Caterina Carlettini
Camilla Sollecito
Angela Ferrara
Tutta la città è un palcoscenico
è un progetto di narrazione multimediale che attraversa i contesti urbani di alcuni quartieri a Torino.
Nel quartiere San Paolo ha ospitato un laboratorio di hacking ed esplorazione urbana a cura di Invasioni Creative all’interno del Centro Estivo per adolescenti del Gruppo Abele.
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FAMU born in Udine (IT) and experimented in Turin, Pordenone, Trieste, Gorizia and Gjirokastra (AL) .
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